KISS incontra lo “psicologo del rock”

E’ così che si definisce lo psicoterapeuta Romeo Lippi. In questa video intervista – riportata anche come testo – troviamo la sua playlist per comprendere e affrontare dolore e malattia.

 

La nostra Marta Schirripa ha avuto l’idea di raggiungere un amico decisamente unico. Romeo Lippi, psicologo, che con questa intervista ci regala una prospettiva originale (e molto KISS) di come si possano trovare nella musica un aiuto e una chiave di lettura per affrontare sfide importanti. Proprio come il dolore o la malattia. Romeo ama definirsi così: lo Psicologo del Rock.

Il dottor Lippi, psicoterapeuta, utilizza la  musica come elemento chiave nel suo approccio. Così gli abbiamo chiesto di guidarci in questo mondo nuovo e anche preparare una playlist che possa essere utile agli amici di KISS e alle persone che vivono direttamente o da vicino la battaglia conto un tumore.

Roberto Vecchioni: una canzone per una battaglia vinta

Iniziamo con un esempio dal cantautorato italiano che è sempre denso di tanti tesori. Andiamo a trovare un grande “vecchio”, Roberto Vecchioni. Ha scritto un pezzo dal titolo “HO CONOSCIUTO IL DOLORE”. Pochi sanno che Roberto Vecchioni ha combattuto e vinto la battaglia contro un tumore al rene e dopo questa battaglia ha scritto questo pezzo. Ho conosciuto il dolore è un pezzo molto profondo – come si dice in termini psicoterapeutici – è “prospettico”, ci puoi leggere dentro tante cose. C’è la lotta dell’uomo contro la malattia, la lotta dell’uomo contro la morte e come l’uomo può entrare in contatto con il dolore. All’inizio della canzone Vecchioni descrive una situazione di grande disagio, di pesantezza, di rischio, di paura nei confronti del dolore. Piano piano si entra nel viaggio che Vecchioni ha fatto con e contro la malattia e dentro il dolore. Roberto Vecchioni diventa sempre più forte e sempre più coraggioso fino a sconfiggere il male. Mostra la propria rabbia, la propria energia, la propria aggressività al male e alla fine ne ha pietà. Chiude il pezzo dicendo:

Ti ho conosciuto dolore, in una notte di inverno
Una di quelle notti che assomigliano a un giorno
Ma in mezzo alle stelle invisibili e spente
Io sono un uomo… e tu non sei un cazzo di niente

C’è la capacità di Vecchioni di affermare la propria forza e la propria dignità di uomo nei confronti del dolore che non è altro che una sensazione del nostro corpo. Quindi Vecchioni rimane stabile rispetto alla sua identità mentre il dolore è… un cazzo di niente.

 

My Chemical Romance: una canzone per una battaglia persa

 

Purtroppo esistono anche delle battaglie che si perdono. Qui ho attinto a piene mani al rock alternativo di My Chemical Romance, che fanno un rock depressivo, ma al contempo molto “figo” e molto bello. Questa canzone si chiama proprio CANCER e racconta proprio i momenti finali, il dolore finale. L’autore si guarda intorno e guarda anche la propria immagine. Comunica al mondo il proprio dolore e la propria dipartita. Quando noi abbiamo a che fare con la malattia e con la morte dobbiamo tener presente che c’è la possibilità di una separazione e c’è la possibilità della fine e quindi che la nostra relazione col mondo e con gli altri vada a terminare.

My sisters and my brothers, still / I will not kiss you / ‘Cause the hardest part of this / Is leaving you / Now turn away

‘Cause I’m awful just to see / ‘Cause all my hairs abandoned all my body / Oh, my agony / Know that I will never marry

Baby, I’m just soggy from the chemo / But counting down the days to go / It just ain’t living / And I just hope you know

That if you say (If you say) / Goodbye today (Goodbye today) / I’d ask you to be true (‘Cause I’d ask you to be true)

 

La resilienza per affrontare la malattia

 

Ora andiamo a vedere una serie di canzoni che possono aiutarci ad avere il giusto approccio nei confronti di un evento stressante come una malattia oncologica. In psicologhese viene utilizzato un termine molto figo, resilienza. La resilienza è la capacità di andare avanti e di prosperare nonostante le difficoltà. Una malattia come una neoplasia è una grossa difficoltà sia per la persona stessa sia per tutte le persone vicine. La ricerca scientifica ha mostrato che è possibile diventare resilienti. Si può diventare resiliente e quindi riuscire ad affrontare la malattia e qualsiasi altro trauma o stress molto grande attraverso tre modalità principali che io vi racconterò unendole anche a delle canzoni. 

Diventare resilienti: il paradigma del guerriero

Il primo modo per diventare resilienti è quello tipico del guerriero. Colui che prende l’avvenimento traumatico o lo stress per la malattia come una sfida e quindi la combatte. Il guerriero attiva tutta una serie di energie. La rabbia che ha non la mette contro se stesso o contro le persone che ha vicino e che gli vogliono bene, ma la mette contro la malattia.

Di seguito alcuni esempi di canzoni che spingono questa modalità.

Beethoven con la Sinfonia numero 9 in re minore Le persone hanno desiderio e bisogno di tirare fuori questa energia rabbiosa e di mettere la propria esistenza sopra questo cavallo e andare in battaglia, un po’ come viene raccontato da Beethoven in questa sinfonia.

Eminem con Till I collapse. Finché io non cadrò. È una canzone molto, molto energica sia per quanto riguarda il ritmo sia per quanto riguarda il testo. È la canzone più ascoltata al mondo nelle playlist per l’allenamento fisico. Eminem aiuta molto questa idea di andare avanti nonostante tutto e combattere. Io non cado finché non collasso.

Pierangelo Bertoli con A muso duro. Molto semplicemente, nella canzone dice: affronterò la vita a muso duro qualsiasi cosa accadrà.

Diventare resilienti: il paradigma dell’angelo

Molte persone nel momento in cui affrontano dei gravi problemi di salute se si dedicano agli altri hanno una grande capacità di resilienza e anche una grande capacità di recupero. Tanto che, se riescono poi a superare il trauma e la situazione escono fuori da questa situazione più forti di prima. Questo è un fenomeno psicologico che viene chiamato crescita post-traumatica. Dopo un trauma, la persona non solo non ha ansia, non ha depressione né altri disturbi psichiatrici ma anzi è più forte, più sicura, più determinata. Essere altruisti è uno degli elementi più importanti per sviluppare questa caratteristica.

Ecco delle canzoni che ispirano questo meccanismo:

Ligabue con Metti in circolo il tuo amore. La canzone esprime il concetto secondo cui l’amore è un’energia che, messa in circolo, fa del bene agli altri e che poi in qualche maniera ci ritorna. Ricordiamoci che noi come esseri umani siamo sopravvissuti in natura e abbiamo prosperato sul pianeta proprio perché abbiamo un grande potere di cooperazione.

Muse con Resistance, resistenza. Parla dell’incontro tra due amanti che vengono cercati dalla “psicopolizia” del futuro perché sono due delinquenti perché nel futuro non si può più amare. Loro si vedono in segreto per baciarsi e questo incontro d’amore diventa un elemento di resistenza.

Il momento in cui uno si ammala può essere un momento in cui si mettono tutte “le stronzate” sullo sfondo. Perché – come diceva John Lennon – “la vita è quello che ti accade mentre si è impegnato a fare altri progetti quando arriva la malattia e lo spettro della morte poi tu capisci quello che è veramente importante”. Quindi magari riesci a vivere in maniera qualitativamente migliore le relazioni anche e soprattutto con le persone vicine.

Ozzy Osbourne con Lay your world on me. Lascia il tuo mondo sulle mie spalle. In situazioni di difficoltà spesso noi abbiamo una grande difficoltà a chiedere aiuto e a farci vedere fragili quando invece le persone sarebbero molto contente e molto disponibili e si sentirebbero utili nel momento in cui noi chiediamo e otteniamo il loro aiuto. Quindi in questa strategia dell’altruismo c’è il dare ma anche chiedere per ricevere.

 

Diventare resilienti: il paradigma del filosofo

Che significa il paradigma del filosofo? Il filosofo vede la realtà da un altro punto di vista. Quello che si è visto, anche in relazione alle malattie, è che nel momento in cui la persona riesce a vedere la malattia come una possibilità di cambiamento qualitativo per la propria vita allora riesce ad affrontare la malattia meglio ed aumenta anche la compliance ai trattamenti medici. Nel momento in cui noi cominciamo a vedere anche in una situazione negativa come una malattia, una possibilità di crescita per noi, aumenta la nostra forza, la nostra resistenza e quindi aumenta anche la nostra possibilità di poter vivere al meglio ed eventualmente sopravvivere alla situazione.

Le canzoni che ho pensato sono:

Vasco Rossi con Un Senso. Quando lui dice voglio trovare un senso a questa vita anche se questa vita un senso non ce l’ha. Vuol dire che a volte la vita non ha un senso esattamente come quando arriva una malattia. Noi sappiamo qual è la motivazione organica ma a livello filosofico non è possibile spiegarsi perché abbiamo contratto la malattia, perché si è sviluppata.

Mike Shinoda con Crossing a line. Mike Shinoda è il cofondatore insieme a Benny Newton dei Linkin Park. I Linkin Park sono un gruppo metal molto famoso e il cantante Benny Hinton si è suicidato. Mike Shinoda ha scritto tutto un album per elaborare la sua morte che si chiama Post Traumatic. In questa canzone lui racconta come, entrando nel dolore della perdita di questo amico, abbia trovato poi un senso più alto per la propria vita.

Marilyn Manson con Born Again. Un esponente di un rock un po’ più satanico. Nato di nuovo perché c’è la possibilità che se uno riesce a sopravvivere può nascere nuovamente e quindi riesce a raggiungere un livello di consapevolezza e una qualità di vita addirittura superiore a quella che aveva prima. E quindi ritorniamo all’aspetto della crescita post traumatica.

E la famiglia? Un punto delicato e importante è proprio quello che riguarda chi pur non vivendo in prima persona la malattia è vicino a chi soffre e lotta.  Che suggerimenti possiamo dare?

 

Il gruppo come strumento di condivisione

La ricerca psicologica ha dimostrato che è fondamentale offrire alla famiglia uno spazio dove può elaborare i vissuti. Molto utili sono i gruppi dedicati ai parenti dei pazienti oncologici. All’interno di un setting di gruppo (che può essere gestito da uno psicoterapeuta, da uno psicologo, oppure gestito semplicemente come gruppo di mutuo aiuto tra le persone) è possibile trovare delle persone che si trovano in una situazione simile alla tua e quindi ti possono comprendere, non sono totalmente estranei, sono dei tuoi fratelli e delle tue sorelle nel dolore, nelle sensazioni e nella gestione di questa condizione. Inoltre parlando all’interno di un gruppo, si possono “defondere” i pensieri negativi, le generalizzazioni e le fissazioni e così riuscire a parlare della malattia in maniera più efficace.

E’ importante cominciare a capire che all’interno delle situazioni più pericolose spesso noi mettiamo tanti pensieri e tante azioni che fanno da bastoni fra le ruote rispetto alla cura o rispetto al vivere totalmente il tempo che abbiamo a disposizione. Andiamo a incartarci con tutta una serie di frasi killer e di credenze disfunzionali. Parlandone in una modalità di gruppo possiamo lasciar andare tutta una serie di credenze disfunzionali e poter assurgere a comunicazioni più adeguate. In questo la musica può essere molto utile perché le persone che partecipano ai gruppi possono raccontare la propria esperienza e il proprio vissuto portando le canzoni. Il grande potere delle canzoni è quello di far parlare le nostre emozioni senza che noi apriamo bocca. Quando noi diciamo il mio ora, il mio vissuto è rappresentato da questa canzone e poi mettiamo la canzone, tutto il gruppo lo sente. Noi stiamo parlando, ci stiamo mettendo a nudo rispetto ai nostri vissuti senza parlare direttamente, facendo parlare l’artista per noi ed è molto potente ed è un mezzo molto importante per unirsi a livello emotivo .

Pazienti, familiari e… sanitari. Hai qualche suggerimento per medici e infermieri che assistono questi pazienti?

 

La meditazione

Il primo è sicuramente di seguire delle tecniche meditative ad esempio mindfulness, yoga, o meditazione trascendentale. È importante fare meditazione quando si lavora in settori così forti, così difficili, perché c’è il rischio che poi i pensieri lavorativi e le emozioni che uno vive all’interno dei setting medici influenzino il nostro stato di umore anche nel momento in cui noi usciamo fuori dal setting lavorativo. Adottare delle tecniche meditative ci permette di mettere sullo sfondo i nostri pensieri e guardarli per quello che sono, ovvero solo pensieri. La meditazione ci permette anche di ricontattare le emozioni che viviamo al lavoro ed accettarle. Spesso quello che noi vogliamo fare è spingere via le emozioni. Ma le emozioni non possono essere spinte via perché sono un’attivazione neuro-fisiologica. L’unica cosa che possiamo fare è contattare queste emozioni, starci a contatto ed accettarle. E su questo la meditazione è estremamente utile perché ci insegna ad accettare e entrare in contatto con i nostri pensieri, con le nostre sensazioni corporee e con le nostre emozioni.

In questo anche la musica è molto utile. Tante persone mi dicono: guarda Romeo, io non riesco a fare meditazione perché mi annoio, perché la mente sfugge etc etc. Ci sono dei protocolli chiamati di mindfulness musicale. Ci sono delle tracce specifiche che vengono ascoltate e tu poni l’attenzione ad ascoltare uno specifico suono. Ad esempio all’interno di una traccia che è fatta da un pianoforte e di una voce femminile che canta, ti viene chiesto di prestare l’attenzione soltanto quando arriva la voce femminile semplicemente portando l’attenzione su questo stimolo musicale. Questa voce femminile. Che cosa succede? Succede che la tua mente sposta l’attenzione dai pensieri interni a una modalità sensoriale esterna. Facendo questo tu defondi, cioè ti stacchi dai pensieri angoscianti e impari a vedere che tu sei diverso dai tuoi pensieri. Spesso quello che succede è che noi fondiamo la realtà con i nostri pensieri. Quindi se pensiamo che le cose sono brutte e cattive pensiamo che la realtà sia brutta e cattiva. Con la meditazione noi defondiamo e riconosciamo il pensiero e l’emozione come qualcosa che è dentro di noi, ma che non rappresenta la totalità di noi stessi. Una bellissima frase che si trova nella terapia dell’impegno e dell’accettazione recita così:

“Tu non sei i tuoi pensieri, tu non sei le tue emozioni, tu non sei le tue sensazioni. Sei molto di più rispetto a questo. Sei la consapevolezza di questo. E sei l’arena all’interno della quale accadono tutte queste cose”

Un secondo consiglio anche per i medici e per gli operatori sanitari che affrontano la malattia oncologica è sviluppare resilienza e quindi scegliere se avere un paradigma da guerriero, da angelo o da filosofo rispetto alle condizioni che si vivono tutti i giorni all’interno del proprio setting lavorativo.

Romeo, come hai scelto di diventare lo psicologo “del rock”?

Io sono stato sempre un ragazzino molto timido, il classico adolescente sfigato. Quindi quello che era bravo a scuola, che passava i compiti a tutti, che era amico di tutti, ma che poi le ragazze non mettevano certo nelle proprie fantasie sessuali. Quindi mi portavo dentro un bel disagio, una scarsa autostima. Alla fine del liceo incontrai in filosofia Freud. Ed è studiando Freud che decisi di non fare il medico ma di iscrivermi a psicologia. Tutti in realtà erano contro di me perché sai, in famiglia è meglio avere un medico che uno psicologo. Quando ho cominciato a studiare psicologia ed ero all’Università, facevo le mie prime esperienze fuori casa, diventavo un po’ più estroverso anche un po’ più rock&roll. Facevo i miei sbagli, le mie prime marachelle, avevo le mie prime ribellioni.

Da lì poi è l’idea di mettere su dei complessi musicali, delle band mentre comunque andavo avanti con i miei studi di psicologia. Poi mi sono iscritto all’Ordine degli Psicologi, ho cominciato a lavorare ma portavo sempre avanti la mia passione per il mondo musicale.

Solo che questi due mondi in quel momento non erano integrabili perché di notte facevo la rockstar arrogante e maledetta. E poi il giorno con la camicetta parlavo con i genitori dei ragazzi a scuola e dovevo essere “quello preciso”. Tutto questo stava portando ad una crisi la mia vita perché non riuscivo a integrare questi due aspetti. Allora il mio maestro di psicoterapia, Edoardo Giusti, mi disse: Romeo perché dividerti? Perché non mescoli insieme queste due cose? Perché non crei una nuova figura, lo psicologo del rock? Lo scelse lui il nome e da lì io cominciai a pensare. Un mese dopo aprii un blog in cui parlavo del significato psicologico delle canzoni e poi tutta una serie di altri contenuti Facebook, Instagram, YouTube ed un sito web www.lopsicologodelrock.it

Ho standardizzato e organizzato l’utilizzo delle canzoni all’interno del mio setting lavorativo tant’è che ormai è la mia attività principale. Quello che faccio in questo momento è fare sedute individuali in cui utilizzo le canzoni, e anche corsi di formazione ai colleghi per insegnare come utilizzare le canzoni nella psicologia e nella psicoterapia. E così anche gruppi on-line in cui aiuto le persone a sviluppare consapevolezza e autostima attraverso questo approccio che mescola canzoni e un percorso di crescita personale.

Puoi trovare su Spotify la playlist della canzoni citate da Romeo Lippi attraverso questo link

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